La nuova versione di Android ha il nome (quello vero) di uno snack

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Google ha optato per una partnership col colosso dolciario Nestlè per il lancio della nuova versione di Android, il sistema open-source giunto all’edizione 4.4. Si chiamerà Android KitKat e la notizia ha già fatto il giro del mondo a suon di crunch. Big-G non è nuovo a trovate di questo tipo: le versioni precedenti, nei loro nomi in codice, si rifacevano spesso a nomi di snack di varia natura, da Jelly Bean passando per Frojo, Ice Cream Sandwich, Cupcake e Gingerbread.  Questa volta però ha deciso di vendere il nome (tenuto segreto sino al lancio della campagna al World Mobile Congress 2013 tenutosi a Barcellona) associandolo ad uno specifico prodotto con tanto di iniziativa promozionale che invita gli utenti a comprare barrette al cioccolato al fine di vincere un tablet Nexus 7. Le barrette al cioccolato di casa Nestlè sono un prodotto dalla connotazione netta e riconosciuta in tutto il mondo da più di ottant’anni. Uno snack di successo assoluto sempre giovane, che si adatta perfettamente al carattere aperto ed innovativo di Android, un traino di assoluto valore. Ma non manca chi ritiene sia dietro l’angolo il rischio di veder dominato Android in termini di riconoscibilità e legare il sistema operativo ad una serie di variabili e fail incontrollabili da parte di Google legandosi a qualcosa che non è in grado di controllare in toto.

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Il Music Business torna al Vinile…. quello digitale

La più grande etichetta di musica dance del mondo, la tedesca Kontor Records, ha deciso di  escludere qualsiasi mezzo di promozione obsoleto come CD, DVD e e-mail  e mandarli definitivamente in pensione.

La Kontor Records, infatti, avendo bisogno di un modo innovativo per promuovere una nuova traccia di Boris Dlougosch ha preferito un’innovazione ‘retro-future’ e, con il supporto di  Ogilvy Deutschland, ha dato vita ad una campagna di marketing non convenzionale davvero cool.  Concentrandosi e tenendo l’attenzione su di un pubblico nostalgico e appassionato di musica e per attirare l’attenzione delle agenzie pubblicitarie, l’etichetta ha spedito ai potenziali ‘decision maker’ un vinile 33 giri.

L’LP fisico arriva in una busta che si ripiega in un giradischi 2D stampato con un codice QR. Per attivare la riproduzione musicale bisogna poggiare il vinile sull’alloggiamento del piatto rotante, attivare l’apposito codice QR con il proprio smartphone e posizionare il telefonino in modo che funga da testina di lettura. Mentre la sorgente della musica è tutta digitale, i controlli imitano quelli di un giradischi effettivo, dal design vintage ed elegante. IL risultato? Circa il 71% delle 900 agenzie pubblicitarie coinvolte nella campagna hanno ascoltato il vinile usando il QR Code. Inoltre, questo metodo consente di avere un riscontro più attendibile, poiché permette di tracciare i download del file, cosa che non è possibile fare con i CD  (e sapere se sono stati realmente ascoltati). Inoltre si pensi anche al concetto di sostenibilità e di come quel QR Code permetta una minore circolazione di supporti fisici come appunto il cd-rom.

Un’app, quindi,  capace di regalare l’emozione di poter fondere assieme il piacere di riscoprire la qualità audio del vecchio LP con le nuove tecnologie mobili. 

La lime-luna di Corona

La cerveza messicana dorata famosa in tutto il mondo per il modo in cui è servita, ovvero con uno slice di lime nel collo della bottiglia, ha deciso di realizzare un’installazione unica nel suo genere per festeggiare l’arrivo della bella stagione: un billboard nel centro di New York che cattura la luna per alcuni istanti. Nelle notti del 14 e 15 giugno infatti, tra la nona e la quindicesima strada della Grande Mela è stato possibile osservare la mezzaluna crescente posizionarsi esattamente in direzione del collo della bottiglia di Corona presente sul manifesto, simulando proprio il lime che contraddistingue la birra messicana.

Sul cartellone è rappresentato il ciclo lunare parziale al centro del quale viene lasciato spazio per permettere alla luna di inserirsi tramite un gioco di prospettive. Davvero d’effetto la campagna dal nome ‘Luna Corona’ ideata dall’agenzia creativa Cramer-Krasselt  che ha ingaggiato l’astronomo Mike O’Gara per calcolare perfettamente l’allineamento lunare con la bottiglia del billboard. L’idea di rendere protagonista la luna sposa il claim della campagna ‘Night or day – find your beach’ come a dire che anche se in città non possiamo viverla, Corona ci porta in spiaggia ovunque siamo, di giorno e di notte.

 

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La Felicità… è senza pubblicità

Marco Levi, l’ex copywriter Bcube lincenziato 3 anni fa per sua stessa ammissione, si sta reinventando una carriera musicale e la sua ultima produzione si intitola ‘La felicità’. Secondo Marco, la sua esperienza di impiegato alienato, gli ha dato la possibilità di vedere da vicino la paura delle aziende, che costringe la creatività a restare in una gabbia: la lingua morta della comunicazione. Il brano è stato scritto e prodotto da Marco Levi e Lorenzo Magnaghi, mentre il video è stato realizzato da See Mars Video&Animation Studio.

 

 

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La Prima Guerra Mondiale ai tempi di Facebook

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Il Musee de la Grande Guerre di Pays de Meaux ha ‘riportato in vita’ il Primo Conflitto Mondiale attraverso la campagna ‘Facebook 1914’, ipotizzando che Facebook esistesse ad inizio Novecento e raccontando tramite le sue pagine la storia del giovane Léon Vivien, partito per la guerra, e della sua famiglia che rimane a casa ad aspettarlo.  Il profilo è stato aggiornato quotidianamente per 10 mesi dall’agenzia DDB Paris raccogliendo l’attenzione dei media e di migliaia di persone, che al termine della lunga campagna di teasing sono state invitate a visitare il Museo per scoprire se Leon è poi tornato a casa da moglie e figlio.

L’iniziativa è stata un successo: la pagina ha ricevuto più di 50.000 seguaci entro le prime due settimane e 5.000 commenti, mentre il Museo ha visto il flusso di visitatori aumentare del 45%.

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Coca Cola si fa in due

‘Share Happiness’, è il leitmotiv che ha contraddistinto la comunicazione di Coca Cola negli ultimi anni. Dalla prima campagna in cui un distributore voleva abbracci ai alla creazione della Sharing Can. È così che l’asset comunicativo più forte del brand si materializza con un packaging creato per essere condiviso. Rimane solo da vedere se le lattine verranno effettivamente commercializzate o se l’iniziativa è solo pubblicitaria.

 

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Game of Brands

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Shutterstock, il popolare sito di immagini ha lanciato Game of Brands, un simpatico gioco basato sull’identificazione icastica del temperamento e il tratto distintivo di ogni casata dell’universo simbolico di Game of Thrones. Ma quale sarebbe il loro cure business se queste casate esistessero nella moderna cultura dei brand? E quale sarebbe stata la loro comunicazione?

Targaryen‘Madre dei draghi’ è l’appellativo di Daenerys, ultima discendente di quella che un tempo era la grande famiglia reale… nonchè un payoff ideale per una moderna ed efficientissima compagnia di trasporto aereo: l’Air Targaryen.

LannisterAi giorni nostri i Lannister potrebbero spadroneggiare su Wall Street con la loro compagnia di investimenti.

StarksGli Stark avrebbero certamente la migliore tagline in circolazione tra i produttori di abbigliamento invernale: ‘Winter is coming.

BaratheonsI Baratheons sono  nati per combattere. Quindi, una società di sicurezza sarebbe certamente il business perfetto per la nobile casata. Sicuramente sarebbe meglio averli come consulenti, che come competitor.

GreyjoysPer una famiglia che ha alle spalle una lunga storia di pirateria, forte del proprio know how su come solcare le acque, una fiera compagnia di crociere costituirebbe senz’altro il miglior settore d’affari.

ArrynDall’alto della loro posizione, gli Arryn hanno sempre sottocchio il quadro della situazione: proprio come un moderno hub di comunicazione in grado di mantenere una posizione predominante nel mercato, pur non entrando direttamente nella contesa.

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